Tornare ad un'Olimpiade, dopo Londra 2012, è stata un'emozione che difficilmente saprei descrivere. Questa volta non in estate, sul Tamigi, ma tra le montagne delle Dolomiti, in uno scenario che è già di per sé spettacolo: Cortina Milano 2026. Ho avuto l'onore di partecipare attivamente all'evento olimpico, lavorando a stretto contatto con atleti, staff tecnici e medici impegnati nella più grande manifestazione sportiva invernale mai organizzata in Italia.
Sport invernali: una fisiologia tutta sua
Il freddo cambia tutto. Sul piano metabolico, l'atleta che gareggia a temperature rigide consuma fino al 15-20% di energia in più rispetto allo stesso sforzo eseguito in condizioni temperate. La termoregolazione diventa una voce di spesa energetica significativa, soprattutto negli sport di endurance come lo sci di fondo o il biathlon, dove l'esposizione al freddo si protrae per ore.
A questo si aggiunge la quota: molte gare di Milano Cortina 2026 si disputano oltre i 1500 metri di altitudine. L'ipossia relativa modifica l'utilizzo dei substrati energetici, riduce l'appetito e aumenta il fabbisogno di ferro e di antiossidanti. La nutrizione, in altre parole, deve essere ricalibrata su parametri completamente diversi rispetto agli sport estivi.
Il protocollo idrico nel freddo
Uno degli errori più diffusi tra gli atleti invernali è la disidratazione. Il freddo inibisce lo stimolo della sete, l'aria secca delle alte quote accelera la perdita idrica attraverso la respirazione, e l'abbigliamento tecnico maschera la sudorazione reale. Il risultato è che molti atleti arrivano in gara con un deficit idrico del 2-3%, sufficiente a compromettere significativamente la performance.
Il protocollo che abbiamo messo a punto prevede idratazione attiva e programmata — non a domanda — con bevande tiepide leggermente saline nelle ore precedenti la prova, e gel energetici a temperatura corporea durante lo sforzo per evitare il rallentamento dello svuotamento gastrico tipico delle bevande fredde.
L'energia che serve sul budello
Sport come il bob, lo slittino e lo skeleton, che si disputano sulla pista olimpica di Cortina, hanno richieste metaboliche molto particolari: brevissimi sforzi esplosivi (la spinta iniziale), seguiti da una fase di pilotaggio dove la lucidità nervosa è tutto. Qui la nutrizione lavora su due fronti: massimizzare la potenza istantanea con riserve di creatina ottimali, e sostenere la concentrazione con un apporto stabile di glucosio cerebrale.
Un'esperienza che resta
Partecipare a Milano Cortina 2026 mi ha confermato qualcosa che avevo già intuito a Londra: ogni Olimpiade è un laboratorio a cielo aperto. Le condizioni estreme — fisiche, climatiche, psicologiche — costringono a ripensare ogni dettaglio del protocollo nutrizionale. È un privilegio raro, e una responsabilità enorme, poter contribuire al lavoro di atleti che dedicano una vita intera per pochi minuti di gara. Porterò con me, ancora una volta, lezioni che applicherò nel mio studio ogni giorno.
