C'è una data che ogni olimpionico porta tatuata dentro: il giorno della sua gara. Tutto il lavoro di quattro anni — migliaia di ore d'allenamento, sacrifici, rinunce — si condensa in pochi minuti su una barca. Come nutrizionista della Nazionale Italiana di Canottaggio, il mio compito era assicurarmi che in quel preciso momento il corpo di ogni atleta fosse nella condizione fisiologica ottimale.

Il canottaggio: uno sport estremo sul piano metabolico

Il canottaggio è tra gli sport più energeticamente esigenti che esistano. Una gara olimpica sui 2000 metri dura tra i 6 e i 7 minuti per le imbarcazioni veloci, fino a 8-9 per i pesi leggeri. In questo arco di tempo, il metabolismo anaerobico lattacido contribuisce per circa il 30% alla produzione di energia totale, mentre il sistema aerobico garantisce il restante 70%.

Tradotto: i rematori producono lattato in quantità enormi fin dai primi 500 metri, poi devono mantenere un'intensità altissima per altri 1500. Il dolore muscolare che ne consegue è tra i più intensi nello sport. La nutrizione non può eliminarlo, ma può ritardarne la comparsa e accelerare il recupero.

La settimana olimpica: periodizzazione nutrizionale

Nei sette giorni precedenti la gara, il protocollo nutrizionale seguiva una precisa periodizzazione. Nei primi tre giorni, riduzione dei carboidrati al 40% dell'apporto calorico totale, con mantenimento delle proteine a 1,8g/kg di peso corporeo. Questo fase di deplezione preparava i muscoli ad un successivo carico.

Nei tre giorni successivi, inversione: i carboidrati salivano al 65-70%, con prevalenza di fonti a basso indice glicemico — riso integrale, pasta di semola, patate dolci. I depositi di glicogeno muscolare si sovra-compensano rispetto al livello basale: questo è il classico carboidrate loading, documentato in letteratura da decenni ma spesso mal eseguito nella pratica.

Il giorno della gara: colazione leggera tre ore prima, con carboidrati facilmente digeribili e proteine minime. Nessun esperimento. Nessun alimento nuovo. Solo ciò che il corpo conosce.

Il peso delle aspettative

A Londra ho capito qualcosa che va oltre la biochimica. In una competizione olimpica, la pressione psicologica è una variabile nutrizionale a tutti gli effetti. Lo stress pre-gara innalza l'adrenalina, rallenta la motilità gastrica, può causare nausea e difficoltà digestive. Atleti che alle Mondiali mangiavano normalmente, alle Olimpiadi non riuscivano a mandare giù niente.

La risposta non era forzarli a mangiare, ma formulare pasti altamente digeribili, con densità calorica elevata e volume ridotto. Brodi di riso concentrati, frutta secca, gel energetici naturali. Meno, ma meglio.

Quelle medaglie hanno molti padri: gli atleti, prima di tutto, poi gli allenatori, i preparatori atletici, il medico di squadra. La nutrizione era uno degli ingranaggi. Ma ogni ingranaggio conta.